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Rocca Imperiale, “progetti” per il futuro
Scritto da Manuela Fragale , 21-04-2009 14:07
Pagina vista 876

Intervista esclusiva a Giorgio Ranù, autore di un progetto di recupero del vecchio granaio

 

Rocca Imperiale - Nel 1731, a Rocca Imperiale, il duca Fabio Crivelli fece costruire un granaio di immense dimensioni destinato a custodire i frumenti prodotti in eccesso che il mercato popolare non riusciva a far circolare.  

Abbandonato per anni, il granaio è poi diventato semplice deposito di materiali deperibili. Da circa venti anni è in totale disuso. Da struttura abbandonata a luogo di aggregazione in cui far confluire varie attività culturali: questa potrebbe essere la trasformazione del vecchio granaio secondo il progetto stilato da Giorgio Ranù, 27 anni, laureando in Architettura all’Università di Ferrara, che ci ha concesso un’intervista esclusiva. Come nasce l’idea del recupero del vecchio granaio, già delineata nell’ambito dell’esame universitario sostenuto in Tecnologia del recupero edilizio?
Il recupero del granaio nasce dalla mia esigenza di ridare luce e gratificazione ad una “scultura” che la storia ha lasciato in eredità al nostro piccolo comune e dal desiderio di donare alla popolazione un ritrovo culturale dove le diverse esperienze potessero amalgamarsi. Le pietre del Granaio hanno trasportato sulla loro superficie la storia dal 1700 ad oggi e io ho pensato bene che a loro avrei dovuto ridare la giusta dignità. Il volume attuale dello stesso granaio è vastissimo – la superficie di circa 980 mq potrebbe raddoppiare con la predisposizione di un ballatoio – e per una mera questione di logica non può essere utilizzato come deposito di detriti o materiale edile, rifugio per piccioni. In questo insieme di pietre ho trovato diverse potenzialità e ho voluto, assieme ad un mio professore universitario, l’architetto Arveda, sviluppare una di queste seguendo come esempio storico “esistente” il recupero della Sala Borse di Bologna, premettendo che la mia parte progettuale è un insieme si spunti ma nulla al suo interno è stato definito puntigliosamente.
Come è articolato il progetto? Ho stilato un elenco di attività: studio, ricerca, sviluppo, musica, teatro, pittura, arte, conferenze, relax, confronto, dibattito, interattività. La mia ipotesi comprende: sala musicale insonorizzata, sala d’arte, miniteatro da ottanta posti a sedere, sala studio, sala computer, biblioteca, area relax e caffetteria. La soluzione è stata quella di utilizzare un metodo comune di progettazione degli spazi e sfruttare anche l’altezza della stessa struttura creando due ballatoi. Non volendo intaccare l’originale struttura del granaio ho pensato che sarebbe stato ideale utilizzare dei componenti in acciaio fissati a terra, in modo da non rendere il restauro e il riutilizzo irreversibile: infatti, con i moduli da me utilizzati, c’è la possibilità di cambiare disposizione degli spazi e quindi variare, in caso di necessità, l’interno del granaio. I muri sono moduli prefabbricati, gli impianti sono stati volutamente messi fuori dalla struttura, e il sistema di condizionamento è un classico sistema ad aria caldo/freddo. L’ideale sarebbe dotare l’intera struttura di sistemi di recupero e filtraggio dell’aria, pannelli solari, forte coibentazione estiva e invernale.
Quali tecnologie e quali materiali verrebbero adottati per il restauro e per la nuova destinazione d’uso? Il primo problema che si presenta è la forte umidità di risalita nelle pareti e nelle colonne: infatti l’intera costruzione risulta essere stata costruita su un terreno dove la falda acquifera è posta molto in alto; poi, essendo stato una sorte di “recipiente” di foraggi, l’amido di questi ha portato tantissima umidità all’interno. Ho pensato che l’ideale sia staccare la struttura dal terreno sottostante effettuando dei tagli ed infilando dei pannelli di piombo così da tagliare l’umidità di risalita. Il tetto è visibilmente il problema principale: le tante capriate sono diventate marce a causa dell’umido e delle intemperie, le stesse tegole attualmente per il 45 percento dell’intera superficie sono parte del terreno perché crollate con il tempo e la mancanza di manutenzione. Non volendo intaccare fortemente la struttura tetto, ho pensato che l’ideale sarebbe stato riprendere la struttura delle vecchie capriate e poi aggiungere una fascia centrale di pannelli vetrati per consentire un’illuminazione naturale all’interno.
Si rischia di intervenire in maniera pesante sulla struttura originaria? L’intervento più pesante sulla struttura originaria è il rifacimento totale della copertura, che non potrebbe, date le condizioni, essere recuperata neanche in piccole parti. La capriate in legno si presentano fortemente degradate e le tegole hanno un corpo troppo pesante e poco tecnologico per essere ripresentate in una veste più moderna. Muri, archi, contrafforti saranno oggetto di un restauro affinché muffe, muschi e vegetazione spontanea non possano rinascere e intaccarli nuovamente. La porta d’ingresso potrebbe essere sostituita con una copia fedele all’originale, perché quella presente è stata deturpata negli anni dalla stessa proprietà con blindature ridicole e lamiere di metallo come rinforzo.
Nel progetto è evidente l’attenzione alle fasce più giovani della popolazione locale. Di cosa altro pensa avvertano la necessità i Suoi concittadini? Nei paesini mancano le strutture per sviluppare tante capacità. Più strutture di aggregazione sociale e professionale possono dar vita ad attitudini assopite per colpa del tessuto urbano che non offre possibilità. Una biblioteca affiancata ad un aula computer può generare una fusione di ricerca fra fasce di età molto differenti. Creare lo scontro intellettuale fra più teste pensanti di diverse fasce di età può generare grandi idee. Se proviamo a pensare alla possibilità di seguire lezioni tenute dagli anziani che hanno combattuto le guerre, che hanno visto e vissuto il fascismo e la nascita della Repubblica Italiana, invece della classica lezione con libri scolastici…
Ha in serbo altre sorprese per la Sua città? Ci sono ben due progetti in cantiere per Rocca Imperiale: il primo è la progettazione della nuova viabilità con piste ciclabili e senso unico (in discesa verso il mare) del corso principale. Con parcheggi ed un utilizzo più consapevole degli spazi. Il secondo è un portale internet che raccolga tutte le attività di ristorazione e turismo dello stesso paese per rendere più fruibile la nostra zona, in un secondo tempo vorrei estendere lo stesso portale a tutto l’Alto Jonio Cosentino e Materano.
Sul territorio esistono altre strutture abbandonate da poter riconvertire? La nostra terra, la Calabria in primis e tutto il sud che ha fatto parte integrante della Magna Grecia è ricca di strutture antiche – torri marittime, acquedotti, palazzi baronali – che potrebbero essere restaurate e rese accessibili all’intera popolazione. Il restauro deve mirare al riutilizzo delle stesse strutture, devono essere vissute nuovamente e prendere vita. Un esempio vicino a Rocca Imperiale è il restauro del Palazzo Baronale “Castello” di Policoro, che ospita al suo interno uffici, sala ricevimento, ristorante, caffetteria, appartamenti e attività commerciali. Uno sguardo alla Basilicata, questo, che riporta alla mente la recente polemica sorta nella vicina Montegiordano sull’eventualità di chiedere l’annessione alla provincia di Matera, per motivi di ordine sociale, economico, culturale. Secondo Lei, lo sviluppo locale può avvenire ugualmente restando in Calabria oppure l’idea di passare in Basilicata potrebbe rivelarsi vincente? Sinceramente non vedo la possibile annessione di Montegiordano alla Basilicata come un’idea irrealizzabile né tanto strana. Tutti i piccoli comuni sono pieni di problemi, alla base di questi problemi c’è anche la stessa lontananza dai centri del potere provinciale o regionale: se i fondi monetari si estendono a macchia d’olio da Cosenza, a Rocca Imperiale e a Montegiordano arriveranno sempre gli spiccioli. Tutti vogliono star bene, e, se per star bene o meglio, bisogna cambiare regione, uffici e quant’altro…ben venga!

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Rocca Imperiale, “progetti” per il futuro
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