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Corigliano / IL GUARDASPALLE PENTITO DEL PRESUNTO BOSS E IL TELEFONO DEL SINDACO STRAFACE
Scritto da Fabio Buonofiglio, 26-07-2010 11:20
Pagina vista 5238

IL PRIMO CITTADINO: “NON HO MAI CONOSCIUTO CARMINE ALFANO E CONFIDO NELLA GIUSTIZIA”

Corigliano - Il cognato autista e guardaspalle del presunto boss. Carmine Alfano, 41 anni, da tre collabora con la giustizia. La sorella ha sposato il suo coetaneo Maurizio Barilari ritenuto dagl'investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro capo della 'ndrina di Corigliano a partire dal 2000.

Carmine Alfano è uno dei personaggi chiave delle ultime due maxi-inchieste antimafia che lo vedono indagato - "Timpone Rosso" e "Santa Tecla" – e che hanno interessato la Sibaritide portando in carcere, tra lo scorso anno e pochi giorni or sono, numerose decine di persone. Tra presunti boss, uomini di rispetto e picciotti del locale 'ndranghetista degli Zingari di Cassano e della 'ndrina di Corigliano. Il ruolo di Carmine Alfano diventa centrale attraverso le sue rivelazioni che i magistrati antimafia hanno materializzato nei voluminosi faldoni dell'inchiesta "Santa Tecla" e che costituiscono il corpo dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti delle 67 persone arrestate all’alba di mercoledì scorso. L’operazione, condotta da Guardia di Finanza e Carabinieri, coordinata dalla Dda Catanzarese con in testa il Procuratore Vincenzo Antonio Lombardo ed il suo sostituto Vincenzo Luberto, ha portato in carcere tra gli altri pure gl'imprenditori Franco e Mario Straface fratelli dell’attuale Sindaco di Corigliano Pasqualina Straface (Pdl). Sulla presunta organicità alla 'ndrangheta degl'imprenditori Franco e Mario Straface vi sono le dichiarazioni d'un nugolo di collaboratori di giustizia (Tommaso Russo, Giovanni Cimino, Antonio Cimino, Giorgio Basile, Giampiero Converso, Vincenzo Curato, oltre a Carmine Alfano) che per la Dda sarebbero confermate da investigazioni sul campo condotte negli ultimi tre anni attraverso l’utilizzo delle più evolute tecniche investigative e di ricerca della prova. Ciò secondo i magistrati ha prodotto il risultato di comprovare l’importante apporto collaborativo fornito dagli stessi collaboratori di giustizia, dal momento che le loro dichiarazioni sono state scandagliate a fondo, riscontrate con mirate attività sul territorio, verificate tramite un ampio ventaglio di intercettazioni telefoniche ed ambientali, testimonianze, nonché attraverso specifici approfondimenti economico-patrimoniali, contabili e finanziari.

Il collaboratore Alfano, in particolare, sui presunti rapporti del cognato Maurizio Barilari coi fratelli Franco e Mario Straface ha riempito pagine e pagine di verbali. Narrando fatti circostanziati legati ai supposti affari sporchi intercorrenti tra il suo ex "capo" e i due imprenditori. Non solo. In uno dei verbali d'interrogatorio - precisamente quello reso lo scorso 8 gennaio al cospetto del sostituto procuratore Vincenzo Luberto - il collaboratore risponde, tra le altre, a una domanda del magistrato accompagnando le proprie dichiarazioni ad un gesto. Finito anch'esso a verbale. L'inquirente domanda al collaborante se abbia avuto conoscenza diretta di Pasqualina Straface, l'attuale primo cittadino coriglianese. Il collaborante risponde di sì. E lo fa estraendo al contempo dalla tasca il proprio telefono cellulare. Alfano scorre velocemente la rubrica e mostra al magistrato il display dell'apparecchio: "Pasqualina Straface 3389108...". L'inquirente chiede al collaboratore in quali circostanze avesse eventualmente telefonato a Pasqualina Straface o ricevuto telefonate dalla stessa. Alfano risponde che si sentivano per la campagna elettorale, aggiungendo che era tanto lui a telefonare lei quanto lei a telefonare lui.

Carmine Alfano cominciò a collaborare con la giustizia nell’estate del 2007. In considerazione di ciò, la campagna elettorale cui si riferiscono queste sue dichiarazioni sarebbe verosimilmente quella per la quale, nella primavera del 2007, erano stati convocati ed aperti i comizi elettorali ed erano stati ufficialmente presentati vari raggruppamenti di liste a sostegno, rispettivamente, dei candidati alla carica di Sindaco Pasqualina Straface, Giorgio Aversente ed Armando De Rosis. Le elezioni tuttavia non si tennero per via d’un pronunciamento del Tribunale Amministrativo Regionale di Catanzaro che reintegrò il Consiglio comunale ed il Sindaco uscente Armando De Rosis. Pasqualina Straface è stata eletta Sindaco di Corigliano il 22 giugno 2009, poco più d’un anno fa. Neanche un mese dopo, il 16 luglio, la città fu interessata dalla maxioperazione antimafia “Timpone Rosso” che portò in carcere, tra gli altri, il presunto capo ‘ndrina di Corigliano Maurizio Barilari fino a quel momento non sottoposto ad alcun tipo di misura cautelare. Barilari - oggi detenuto nel carcere di Parma in regime di 41-bis, il cosiddetto carcere duro per i mafiosi - è stato chiamato in causa, tra l’altro, per presunte questioni di natura elettorale anch’esse in favore di Pasqualina Straface, da un altro collaboratore di giustizia, il 35enne Vincenzo Curato. La “gola profonda”, in particolare, in un verbale di dichiarazioni rese allo stesso sostituto procuratore della Dda Vincenzo Luberto il 23 aprile del 2008, ha narrato d’una presunta riunione intercorsa tra Maurizio Barilari e l’imprenditore Franco Straface in presenza di Carmine Alfano ed in sua stessa presenza, svolta per discutere presunte strategie finalizzate a dirottare voti sul nome della sorella candidata a Sindaco dell’imprenditore arrestato mercoledì scorso.

Allegato al verbale contenente le dichiarazioni rese da Carmine Alfano l’8 gennaio 2010 v'è pure un verbale d'immediato accertamento che la Procura distrettuale antimafia ha disposto sull'utenza di telefonia mobile indicata dal collaborante. L'utenza risulta attiva sin dal 1997, intestata dapprima a Giuseppe Piro, marito di Pasqualina Straface, e successivamente all'attuale Sindaco di Corigliano.

Pasqualina Straface – la quale non risulta indagata negli atti dell’inchiesta “Santa Tecla” - da noi raggiunta telefonicamente questa mattina ha dichiarato: “Confido nella giustizia. Non ho mai conosciuto Carmine Alfano neppure di vista, quindi non so neppure che faccia abbia. Sono da tanti anni in politica e il mio numero di telefono ce l’ha chiunque”. La parola del pentito Alfano, dunque, contro quella del Sindaco Straface.

Appare verosimile che la magistratura inquirente abbia acquisito, in questi mesi, i tabulati del traffico telefonico relativi tanto all’utenza di Carmine Alfano quanto di altri tra i principali indagati finiti in carcere mercoledì. L’inchiesta “Santa Tecla” continua. Nella conferenza stampa di mercoledì scorso, infatti, il Procuratore della Dda Lombardo ha chiarito che le indagini, ovviamente non dichiarate chiuse, tantomeno sarebbero esaurite.

Tra poco più d’un mese, il prossimo 18 settembre, il Comune di Corigliano sarà ufficialmente parte civile, proprio per decisione del Sindaco Straface, nel maxiprocesso “Timpone Rosso” che aprirà i battenti davanti ai Giudici della Corte d’Assise di Cosenza.

Foto: il Sindaco di Corigliano Pasqualina Straface 


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Commenti utenti (1)
Postato il mario, 28-07-2010 17:08, IP 83.139.194.36
1. MAFIA IN POLITICA
E' UNA VERA VERGOGNA.FACCIO APPELLO HAI CITTADINI DI CORIGLIANO, PER PORRE FINE A QUESTA GENTE....IL LORO SCOPO E' QUELLO DI PREVARICARE GLI ALTRI
 
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