| Scritto da redazione, 11-01-2010 16:48 |
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Parla l’avvocato Salvatore Sisca, difensore dell’uomo detenuto al 41-bis per le rivelazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo Curato che ha chiamato in causa pure i familiari del Sindaco 
Corigliano - “Quale difensore di fiducia di Maurizio Barilari nel procedimento contro la cosca Abbruzzese denominato “Timpone Rosso” sto sostenendo che il collaboratore di giustizia Vincenzo Curato alias “U Cassanisi” non è attendibile e che le sue dichiarazioni sono prive di riscontri esterni individualizzanti.
Per quanto attiene la vicenda dei fratelli Franco e Mario Straface e del Sindaco di Corigliano Pasqualina Straface rilevo la totale infondatezza dei fatti perché il mio cliente non è mafioso, non ha chiesto estorsioni e non si è mai interessato di affissione di manifesti o di campagne elettorali. Maurizio Barilari, persona incensurata e senza altri carichi penali pendenti, a seguito delle calunniose affermazioni di Vincenzo Curato e d’altro collaboratore di giustizia è stato sottoposto al 41-bis (cosiddetto carcere duro) perché accusato d’aver concorso a due omicidi e di far parte di un’associazione mafiosa. Per quanto riguarda Vincenzo Curato, dagli atti emergono alcune certezze: 1) Ha riportato una condanna, in concorso con altri soggetti, per l’incendio del magazzino di ricambi di Mario Luzzi avvenuto nel 1997 ove si è rischiato di provocare una strage. A seguito di tale gravissimo fatto (vedere sentenza processo “Set-up”) il reggente del locale di Corigliano era “imbestialito” e solo grazie all’intervento di Giovanni Cimino il Curato non fu giustiziato dall’organizzazione ma fu allontanato e, quindi, non può conoscere i fatti successivi al 1997. 2) Narra che il suocero Enzo Sassone è stato ucciso nel 2000 dalla cosca Abbruzzese e ciò è un grave motivo d’astio nei confronti dei suoi accusati, che lo rende inattendibile. 3) Riferisce d’aver materialmente partecipato al duplice omicidio di Vincenzo Fabbricatore e Vincenzo Campana, avvenuto il 25.3.2002, e da un certificato rilasciato dal Direttore della Casa Circondariale di Catanzaro risulta che in quella data si trovava ristretto presso tale istituto penitenziario. Curato è stato creduto dai giudici perché un altro collaboratore conferma la sua versione dei fatti, precisando di esserne a conoscenza per aver sentito parlare tra loro Eduardo Pepe e Fiore Abbruzzese (entrambi deceduti e che, quindi, ora non possono riferire nulla) in un bar di Lauropoli. Avverso il provvedimento cautelare emesso nei confronti di Maurizio Barilari pende ricorso dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione e stiamo aspettando con fiducia che sia fissata la discussione. In materia di valutazione dei pentiti i giudici nell’affrontare il problema dell’attendibilità devono tener conto della loro personalità, delle ragioni che li hanno indotti alla collaborazione, del loro rapporto con gli accusati. Nel caso di specie esiste una sola ragione: non scontare svariati anni di carcere. Le affermazioni che riguardano il nostro Sindaco ed i suoi fratelli sembrano prive di fondamento. Evidenzio, inoltre, che l’esame del Curato andava eseguito in modo più approfondito. Dove si trovano i cantieri dei fratelli Straface è un fatto noto e non un riscontro; il Pubblico Ministero ad esempio poteva chiedere la descrizione interna dell’ufficio, dei mobili ivi esistenti, per accertare quantomeno se rispondesse al vero che si era recato sul posto. Da cittadino però devo evidenziare che la nostra Costituzione prevede l’obbligatorietà dell’azione penale e la libertà di stampa. Pur manifestando tutta la solidarietà umana al Sindaco ed ai fratelli, e ribadendo la mia convinzione della loro innocenza, sotto il profilo del diritto ritengo che la vicenda vada approfondita e definita con un provvedimento giudiziario (archiviazione o rinvio a giudizio). La legge sui collaboratori di giustizia e sulla loro gestione andrebbe rivista. E’ pur vero che le loro propalazioni sono utili per scoprire fatti criminosi, ma quanto da loro narrato va verificato con altre indagini. Il riscontro alle dichiarazioni di un pentito non può essere costituito da altre dichiarazioni, altrimenti saremmo tutti ricattabili. Sarebbe sufficiente un accordo tra due delinquenti per far condannare una persona perbene. La notizia riguardante il nostro Sindaco andava pubblicata perché d’interesse pubblico. Personalmente ritengo che sia stata utile anche per aprire il dibattito sul funzionamento della giustizia e sul “pentitismo”. Ricordo ai lettori che, per racconti illogici e privi di riscontri resi da alcuni “pentiti”, vi sono persone incensurate, come Maurizio Barilari, sottoposte al regime del carcere duro. E nessuno ha speso una parola in loro favore. Chi sta in politica dovrebbe occuparsi sempre del funzionamento della giustizia e delle leggi; non bisogna gridare allo scandalo solo quando si è toccati direttamente”. Avv. Salvatore Sisca
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