| Scritto da Fabio Buonofiglio, 10-03-2010 15:28 |
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IN VENTISETTE AL 41-BIS: PRESUNTI CAPI E GREGARI DEL "LOCALE" GOVERNATO DAGLI ZINGARI DI CASSANO E DAI LORO COMPARI CORIGLIANESI E ROSSANESI Catanzaro - Dovranno comparire il prossimo 7 aprile dinanzi al Giudice per l'udienza preliminare distrettuale di Catanzaro Tiziana Macrì (foto) i ventisette indagati nell'ambito della maxi-inchiesta "Timpone Rosso" che il 16 luglio scorso li aveva visti finire in carcere con l'applicazione del regime di 41-bis, a vario titolo, per associazione a delinquere di stampo mafioso e numerosi altri reati tra i quali undici omicidi.
Lo scorso mese di novembre i sostituti procuratori della Direzione distrettuale Antimafia catanzarese, Vincenzo Luberto e Salvatore Curcio, avevano dichiarato chiuse le indagini nei loro confronti trasmettendo i relativi atti al Gup. E contestuale fu la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di tutti gl'indagati. La maxioperazione "Timpone Rosso" - che ha decimato i presunti affiliati al "locale" di 'ndrangheta di Cassano tra il territorio della stessa città termale e la confinante Corigliano - venne condotta dai Carabinieri del Ros. Sette gli agguati di stampo mafioso ricostruiti dai magistrati per undici morti ammazzati il cui sangue ha bagnato, per un decennio, l'intera Piana di Sibari. Secondo i magistrati inquirenti, i ventisette spediti al carcere duro sarebbero affiliati al potentissimo clan degli Zingari facente capo a Francesco Abbruzzese alias "Dentuzzo", anch'egli ovviamente al carcere duro. Un clan, quello degli Zingari operante nel Cassanese, che avrebbe avuto come base operativa il rione "Timpone Rosso" dove sorgono le case popolari della frazione Lauropoli di Cassano. Un clan zingaro con l'"autorizzazione" - secondo gli stessi investigatori della Dda - ad assumere il rango di vero e proprio "locale" di 'ndrangheta da parte del Crimine Superiore di Cirò. Secondo le accuse, la parola d'ordine del clan sarebbe stata quella di eliminare tutti gli avversari ed accumulare più beni illeciti possibili. Associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidi, tentati omicidi, porto abusivo di armi e munizionamenti da guerra figurano tra i capi d'imputazione, a vario titolo, nei confronti degl'indagati, finiti al 41-bis. I nomi: Celestino Abbruzzese detto “Asso di bastone” di Cassano; Luigi Abbruzzese detto “Pinguino” di Cassano; Francesco Abbruzzese detto “U pirolo” di Cassano (latitante); Francesco Abbruzzese detto “Dentuzzo” di Cassano; Fiore Abbruzzese detto “Ninuzzo” di Cosenza, già deceduto; Fioravante Abbruzzese detto “Banana” di Cosenza; Armando Abbruzzese detto “Andrea” di Cosenza; Antonio Abbruzzese detto “Tonino figlio di Banana” di Cassano; Antonio Abbruzzese di Cosenza; Nicola Abbruzzese detto “Semiasse” di Cassano (latitante); Giovanni Abbruzzese detto “U cinese” di Cosenza; Nicola Acri detto “Occhi di ghiaccio” di Rossano (latitante); Rocco Azzaro di Corigliano; Maurizio Barilari di Corigliano; Cosimo Bevilacqua di Spezzano Albanese; Fioravante Bevilacqua detto “Panetta” di Cosenza; Mario Bevilacqua detto “Maruzzo” di Cassano; Domenico Bruzzese di Cassano; Vincenzo Curato detto “U cassanisi” di Corigliano, collaboratore di giustizia; Antonio Rocco Donadio di Cassano; Antonio Fabio Falbo di Corigliano; Tommaso Iannicelli detto “U calciatore” di Cassano (latitante); Domenico Madio detto “U pilu iancu” di Cassano; Ciro Nigro di Corigliano; Damiano Pepe detto “Tripolino” di Corigliano; Pasquale Perciaccante detto “Cataruozzolo” di Cassano, collaboratore di giustizia; Carmine Alfano di Corigliano, collaboratore di giustizia.
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