| Corigliano/ Motivazioni sentenza Tar dure nei confronti degli amministratori |
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| Scritto da Giacinto De Pasquale |
| Mercoledì 20 Giugno 2012 06:03 |
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E’ una sentenza dura nelle argomentazioni portate a sostegno della decisione di rigettare il ricorso. E’ questa l’impressione che si coglie nel leggere le 21 pagine con le quali i giudici della prima sezione del Tar Lazio hanno motivato il perché l’ex sindaco Pasqualina Straface non può tornare alla guida della città e con essa il consiglio comunale, dopo che il consiglio dei ministri il 9 giugno del 2011 ne aveva decretato lo scioglimento per presunte infiltrazioni mafiose.
Gli avvocati difensori degli amministratori, Oreste Morcavallo e Mario Sannino, nell’udienza del 6 giugno scorso avevano cercato attraverso documenti, relazioni, dichiarazioni e atti di dimostrare che il provvedimento ministeriale era stato troppo gravoso e che, quindi, una città come Corigliano non meritava un provvedimento così penalizzante per l’immagine di questo centro. Ma i giudici Politi, Piscitello e Gabbricci non hanno avuto dubbi sulla decisione da prendere, basta leggere alcuni passaggi delle motivazioni per rendersene conto: “Nel corso dell’accesso la Commissione ha invece verificato come in moltissimi casi la giunta abbia posto in atto attività di gestione che non erano assolutamente di sua competenza, come l’affidamento di incarichi professionali, o ancora le ordinanze contingibili e urgenti con cui l’ex sindaco ha affidato lavori a ditte specificamente individuate. L’affidamento di tali incarichi – scrivono i giudici del Tar - è risultato viziato da evidenti irregolarità, emergenti dalla relazione della Commissione e dalla documentazione acquisita. L’ex sindaco, peraltro, risulta aver posto in essere un uso intensivo del potere di urgenza di che trattasi (in ragione del quale, i lavori affidati con tali procedure sono ammontati a complessivi € 2.213.705,84). Va ulteriormente rimarcato come la Commissione abbia acquisito tutti i verbali relativi ai vari interventi, riscontrando consistenti profili di irregolarità; mentre, fra le ditte cui sono stati affidati interventi di somma urgenza, quella maggiormente utilizzata dal Comune è stata un’impresa il cui amministratore unico sarebbe, secondo il rapporto del GICO, “persona di fiducia dei fratelli Straface”. Deve altresì osservarsi che la relazione della Commissione di accesso si sofferma per ben tredici pagine sulle tematiche attinenti il mercato ittico, evidenziando come le criticità riscontrate non siano riconducibili esclusivamente alla giunta Straface, ma radicate da anni e basate su modalità operative e gestionali quanto meno discutibili. Contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti, la Commissione ha poi riscontrato che il Comune di Corigliano ha pressoché ignorato il ricorso alle consuete cautele antimafia, anche laddove le stesse erano richieste, come confermato dalle verifiche effettuate presso la Prefettura di Cosenza, da cui è emerso che dal 1° luglio 2009 al 31 dicembre 2010, nessuna richiesta di informazione o comunicazione antimafia è mai pervenuta. Il complesso dei rilievi in precedenza analiticamente esposti persuade che dagli accertamenti condotti siano, effettivamente, emersi “concreti, univoci e rilevanti” elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di diversi amministratori e dipendenti comunali, così come varie forme di condizionamento degli stessi”. Giacinto De Pasquale |
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