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Il giorno dei testimoni più eccellenti. Il processo anti-'ndrangheta "Santa Tecla", il cui dibattimento contro il presunto capo 'ndrina di Corigliano Maurizio Barilari ed il fratello Fabio è in corso da qualche mese presso l'ormai ex Tribunale di Rossano, oggi ha fatto registrare un'udienza piuttosto importante sotto il profilo della cronaca. Citati dal difensore del presunto capoboss coriglianese, l'avvocato Salvatore Sisca, è infatti toccato di salire sul banco dei testimoni ad alcuni personaggi di spicco, in chiave ovviamente locale, della politica, del mondo delle professioni, dell'imprenditoria e persino dello Stato.
A cominciare da Pasqualina Straface, l'ex sindaco PdL di Corigliano estromesso per decreto esattamente tredici mesi fa dal Presidente della Repubblica, a causa delle ritenute infiltrazioni d'interesse da parte della 'ndrangheta nell'ente locale amministrato. Andiamo al dunque con ordine.
PASQUALINA STRAFACE TESTE - Sono le 11 quando Pasqualina Straface, giunta con un certo anticipo in tribunale insieme al proprio consorte e ad alcuni suoi stretti congiunti, sale a rendere la propria deposizione dinanzi al collegio giudicante presieduto Francesca De Vuono. E lo fa nella veste d'indagata di reato connesso, come tiene a precisare il Pubblico Ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, Vincenzo Luberto: all'uopo l'ex primo cittadino è difesa dagli avvocati Emanuele Monte e Gianluca Serravalle. A rivolgerle le prime domande tocca a chi l'ha citata in dibattimento, l'avvocato Sisca, a discarico dell'imputato Maurizio Barilari. Si fa riferimento all'attività politica della donna, alle sue varie elezioni nelle competizioni amministrative comunali e provinciali dal 1993 in poi, fino alla sua elezione a sindaco di Corigliano avvenuta nel giugno del 2009. E si fa riferimento, in particolare, alla tornata elettorale comunale del 2006 quando Pasqualina Straface fu candidata e rieletta con larghi consensi alla carica di consigliere comunale. Le domande dell'avvocato Sisca sono proiettate a dimostrare la ritenuta inattendibilità dei collaboratori di Giustizia Carmine Alfano e Vincenzo Curato. I quali, con le dichiarazioni rese proprio al Pm Luberto, hanno notevolmente contribuito ad "inguaiare" giudiziariamente Pasqualina Straface e la sua famiglia, in particolare il fratello imprenditore Mario il quale lo scorso mese di dicembre è stato condannato a otto anni di reclusione per associazione mafiosa ed estorsione, dal Giudice per l'udienza preliminare di Catanzaro Tiziana Macrì nell'ambito dello stesso processo "Santa Tecla" celebrato nei suoi confronti e su sua stessa richiesta col rito abbreviato. L'avvocato Sisca ha cercato di minare in particolare l'attendibilità del pentito Vincenzo Curato e la sua più generale "credibilità" dal momento che, secondo lo stesso difensore di Maurizio Barilari, il collaborante avrebbe riferito d'aver partecipato ad una riunione prima dell'inizio di quella campagna elettorale unitamente a Maurizio Barilari e Franco Straface (l'altro fratello imprenditore di Pasqualina Straface, deceduto improvvisamente e prematuramente nel corso dello stesso processo "Santa Tecla" che lo vedeva imputato). E si fa, ancora, riferimento ad alcune riunioni di rappresentanti politici del centrodestra coriglianese in cui era presente da protagonista Pasqualina Straface, e, secondo il collaborante Alfano, unitamente ad altri presunti 'ndranghetisti e loro reggipanza. Col difensore di Barilari che afferma di poter produrre un certificato di detenzione carceraria di Vincenzo Curato e riferito proprio al periodo in cui si sarebbe tenuta la riunione "ristretta" Barilari-Franco Straface-Curato ed altri. Le riunioni coi rappresentanti politici del centrodestra, invece, tenutesi presso un albergo cittadino, sono state confermate dalla stessa Pasqualina Straface, la quale ha categoricamente smentito che le stesse si siano tenute in presenza d'altre persone che non fossero gli allora consiglieri comunali eletti nelle fila del centrodestra stesso. Circostanza, quest'ultima, già confermata in una precedente udienza del processo, dall'ex consigliere comunale Franco Cirò e dal dirigente del PdL cittadino Sergio Garasto. Terminato l'esame dell'avvocato Sisca, il Pm Luberto ha inteso svolgere il proprio controesame della stessa teste Straface. Il rappresentante della pubblica accusa ha esordito piuttosto pesantemente, rivolgendo all'ex sindaco alcune domande sulla propria conoscenza del pregiudicato Cosimo Conocchia alias "La bestia", confermata da Pasqualina Straface la quale ha precisato: «E' un militante del mio partito». Il Pm antimafia ha poi aperto uno "squarcio" sull'attività amministrativa dell'ex sindaco, domandandole quanti e quali affidamenti diretti di lavori pubblici avesse svolto in favore delle imprese dei suoi fratelli Franco e Mario: «Nessuno», ha risposto Pasqualina Straface, la quale ha precisato che quando le imprese dei fratelli hanno lavorato sul territorio coriglianese nel corso del suo mandato di sindaco, «la paternità degli affidamenti erano dell'ente Provincia di Cosenza, mentre per quanto riguarda i fatti alluvionali del fiume Crati del settembre 2009 pure da parte del Comune di Cassano all'Ionio».
GLI ALTRI TESTI - Dopo Pasqualina Straface è toccato di sfilare dinanzi ai Giudici pure all'avvocato Franco Camodeca, componente del Consiglio dell'Ordine forense rossanese, in qualità di ex presidente della società municipalizzata coriglianese "Meris" che gestisce la struttura del Mercato ittico di Schiavonea. Il professionista, sentito in qualità di persona "indagabile" di reato connesso ed all'uopo assistito dall'avvocato Raffaella Accroglianò, è di fatto chiamato in causa dal collaboratore di Giustizia Carmine Alfano quale presunto referente degli interessi del boss Antonio Bruno alias "Giravite" (assassinato in un agguato nel giugno del 2009) proprio sulle attività del mercato ittico di Schiavonea. Sollecitato dalle domande dell'avvocato Sisca, l'ex presidente della "Meris" ha dichiarato: «Mai nessun rapporto è intercorso tra me ed Antonio Bruno "Giravite", la cui figura mi è nota soltanto attraverso le cronache giornalistiche». Poi è toccato all'imprenditore ed ex consigliere comunale Giorgio Aversente, il quale, sollecitato dalle domande dell'avvocato Sisca e del Pm Luberto sulle presunte aste fallimentari "pilotate" in suo favore presso il Tribunale di Rossano - sulle quali ha reso dichiarazioni il collaborante Alfano - ha dichiarato d'essere a conoscenza che il relativo fascicolo penale aperto presso la Procura di Salerno sarebbe stato archiviato. Per questa ragione l'avvocato Sisca, il quale su tali circostanze aveva citato a testimoniare pure il Giudice rossanese Franco Pasquariello, ha rinunciato alla deposizione dello stesso togato. Ed è toccato di deporre pure al maresciallo dei Carabinieri Roberto D'Amico, in passato in servizio presso la Compagnia dell'Arma di Corigliano ed accusato dal collaborante Alfano quale "informatore" del presunto boss Maurizio Barilari. Il sottufficiale dell'Arma era stato infatti indagato per concorso in associazione mafiosa nella stessa indagine "Santa Tecla" ma successivamente la sua posizione venne archiviata. Fabio Buonofiglio
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