- Salute a voi, professore! Che novità? – dice allegro il giornalaio.
- A me le chiedi, le novità? Come se potessi saperne più di te – risponde complice il distinto professore, mentre estrae dagli espositori le copie dei quotidiani che leggerà fra un’ora e l’altra, a scuola.
Mentre il cancello automatico sferragliava davanti alla sua auto ferma sull’ingresso della grande casa di campagna, lei aveva lo sguardo perso nel vuoto. Sentiva addosso la stanchezza di una giornata di lavoro appena conclusa.
Pioveva oramai da una settimana. Pioveva ininterrottamente, anche le strade erano talmente bagnate da sembrare lenzuola stese ad asciugare. Com’è pulito l’odore del bucato steso al sole! Era una delle cose che più le mancavano, del suo Sud. Qui piove, piove.
Sul pavimento lucido, rumore di tacchi. L’effetto delle luci bianche infonde una prospettiva profonda al corridoio. Lei entra decisa, lasciando dietro una scia di profumo dolce. Le sue scarpe nere sembrano assorbite dal riverbero degli scaffali a specchio; indossa una giacca viola che le fascia la vita, gonna al ginocchio e calze nere.
Una luce discreta sul blu dello schermo. Mittente, sconosciuto. Che sia autentica o meno, troppo veloce o troppo intima, questa comunicazione è curiosa. Nel senso che desta curiosità. Tu resti seduta in un momento qualsiasi del tuo mondo, e accanto a te ci sono centinaia di altre persone.
Mi chiamo Carla, ho 29 anni e voglio abortire. Sembrerà abbastanza determinata, come espressione?... Che scemenza. Io non li ho mai scritti i diari, perché mai devo farlo adesso? Si vede che è una maestra, la Silvia. Antipatica. E va bene, te lo scrivo il diario intimo, te le spiego per bene le mie motivazioni.
Abbiamo un cortile abbastanza grande dove è possibile camminare, correre, prendere aria. Però siamo troppi, qua dentro. C’è sempre qualcuno che invade il tuo spazio, e a me provoca un permanente fastidio vederli gironzolare troppo vicini.