Frecciargento, un treno veloce ma troppo caro

SIBARI-  Frecciargento, il treno ad alta velocità che rompe l’isolamento della Sibaritide ma che, a dispetto della definizione di “treno sociale”, risulta molto costoso e perciò ideale per i ricchi e per quelli che non pagano, o che pagano poco, tra cui parlamentari, consiglieri e dirigenti nazionali e regionali, sindacalisti e personale ferroviario.

 Eppure l’istituzione del Frecciargento Sibari-Bolzano, come è ampiamente noto, è frutto di una lunga e un’intensa trattativa tra Trenitalia e Regione che, per attivare questo treno, ha messo mano alla borsa investendo, per un solo anno, peraltro sperimentale, la bella somma di 1milione e 450mila euro di soldi dei cittadini calabresi. Anche di quelli che, in presenza di biglietti troppo costosi continuano, loro malgrado, a viaggiare con gli autobus privati che, se è vero che impiegano due ore in più per arrivare a Roma, fanno però pagare un biglietto tre volte meno esoso rispetto al biglietto del treno. E questo, con i tempi che corrono, fa una bella differenza e rischia di non alimentare la mobilità su rotaia che risulta più sicura e più eco-compatibile rispetto a quella su gomma che è notoriamente più inquinante e meno sicura. A ciò si aggiunga che gli Autobus privati (e ce ne sono tanti) partono e arrivano direttamente nei paesi, mentre per salire e scendere dal Frecciargento bisogna andare a Sibari e non tutti i centri, (chissà perché!?) sono stati dotati dalla Regione di navette di collegamento con la Stazione di Sibari. Del resto, per verificare l’esattezza del postulato, considerato che i numeri hanno la testa dura e sono quindi oggettivi, basta andare a verificare il costo del biglietto Sibari-Roma attraverso una simulazione effettuata sul web, per rendersi conto dell’enorme differenza che c’è tra il biglietto di Freggiargento e una corsa in uno dei confortevoli Autobus che giornalmente coprono il tragitto da e per la Capitale. Se si effettua la prenotazione un giorno prima, sul Frecciargento si pagano ben 76,80 euro per la Classe Economy, mentre sull’Autobus si pagano solo 22,80 euro. Se viceversa, si effettua la prenotazione con un mese di anticipo, sul treno si pagano 40,80 euro mentre sullo stesso Autobus si pagano 20,40 euro, che è esattamente la metà. Ma la stessa cosa vale su altre tratte di percorrenza. Per esempio, per andare da Sibari a Bari, sull’autobus di pagano circa 17 euro, mentre con il treno se ne pagano circa 34. Cioè il doppio. E allora - ci si chiede - in che modo si intende trasferire la mobilità pubblica dalla gomma al ferro se i costi dei biglietti sono così differenti? Un tempo non era proprio così, prima perché, in assenza di autobus, il treno deteneva il monopolio della mobilità pubblica. E poi perché le Ferrovie erano denominate “dello Stato” ed erano “sociali” di nome e di fatto. Ora invece sono “partecipate” dallo Stato ma sono gestite da Trenitalia che, secondo quanto recita testualmente Wikipedia: “è una S.P.A., cioè un'impresa pubblica partecipata al 100% da Ferrovie dello Stato; è la principale società italiana per la gestione del trasporto ferroviario passeggeri” ed è quindi legittimata a salvaguardare i bilanci societari. Magari anche a scapito delle classi sociali meno abbienti che, per ragioni altrettanto legittime di portafoglio, non essendo state tutelate dalla Regione nel corso della trattativa, continuano a viaggiare sugli autobus, con il rischio che il Frecciargento Sibari-Bolzano possa essere cancellato al termine del primo anno sperimentale.
Pino La Rocca  

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