Trebisacce. Cisfl, sanità allo sbando, i sindaci tornino sulle barricate

TREBISACCE - Sanità: i medici e gli infermieri che vanno in quiescenza per aver raggiunto i limiti anagrafici devono essere sostituiti perchè non si possono sguarnire quei pochi servizi ancora attivi a causa del fisiologico pensionamento del personale medico e para-medico. 

Non si può, quindi, dilatare ulteriormente il deserto sanitario che contraddistingue l’Alto Jonio Cosentino. Oltre il fiume Crati, infatti, chiusa dapprima la clinica di Sibari e successivamente l’Ospedale di Trebisacce, non esistono altre strutture sanitarie, né pubbliche né private, se non quello che rimane dell’Hospice di Cassano Jonio e dell’ex Ospedale di Trebisacce. A sollevare il grave problema del progressivo depauperamento dei servizi sanitari nel Comprensorio dell’Alto Jonio e nell’area del cassanese sono stati i Delegati Sindacali della Cisl F. P. Antonio Ramundo, Domenico Pucci e Antonio Brunetti. «Lo strabismo e il perdurante disinteresse della politica sanitaria regionale e dei vertici dell’Asp di Cosenza – hanno dichiarato all’unisono i tre Sindacalisti della Cisl f. p. - non sono più tollerabili: ne va di mezzo il diritto fondamentale alla tutela della salute delle popolazioni locali che ogni giorno di più perdono la fiducia nelle Istituzioni perché costrette a quotidiani disagi provocati dagli spostamenti per andare alla ricerca di strutture pubbliche e private, gran parte delle quali si trovano in Basilicata e in Puglia, facendo così crescere la spesa sanitaria passiva che va ad arricchire le regioni limitrofe». A questo punto, sostengono i Sindacalisti della Cisl f. p. interpretando malcontento della gente, sarebbe opportuno riprendere la battaglia per abbandonare la matrigna Calabria e lavorare per l’annessione dell’Alto Jonio alla Basilicata. Una tesi, questa, che può sembrare una provocazione, ma che ha una sua legittimità anche a ragione delle numerose affinità storiche e antropologiche che accomunano le popolazioni dell’Alto Jonio e dell’Alto Tirreno alla Basilicata. I continui e normali pensionamenti verificatisi negli ultimi anni presso il CIM (centro di salute mentale), presso il Consultorio Familiare, presso il Pronto Soccorso, in tutti i servizi ospedalieri e diagnostici, nella Lungodegenza, nel Poliambulatorio, nella Dialisi e negli uffici amministrativi hanno praticamente decimato la presenza di medici e infermieri, scaricando il peso del servizio sui pochi operatori rimasti ancora in servizio e, soprattutto, riducendo drasticamente la quantità e la qualità dei servizi resi alle popolazioni locali. «Gli esempi più eclatanti di questa situazione – hanno osservato Brunetti, Pucci e Ramundo citando i casi più emblematici – sono rappresentati dalla scomparsa degli Anestesisti dal Pronto Soccorso che insieme all’assenza di un Cardiologo h/24 lo rende sempre più simile a un PPI (punto di primo intervento) e sempre meno a un Pronto Soccorso e dalla mancata nomina di un Diabetologo la cui assenza, dopo il pensionamento del dr. Staglianò dura ormai da qualche anno nonostante i solleciti e le proteste di tanti pazienti di questa patologia così diffusa, tutti costretti ai soliti viaggi della salute, oppure ad appoggiarsi e quindi ad ingolfare l’Ambulatorio dell’Endocrinologo che teoricamente dovrebbe fare ben altro. Fatto sta che, – concludono i tre Sindacalisti della Cisl f. p. richiamando anche le responsabilità dei Dirigenti-Medici dello Spoke di Castrovillari a cui è collegato il “Chidichimo” - col passare dei giorni, nonostante il continuo avvicendamento ai vertici dell’Asp di Cosenza, la situazione diventa sempre più grave e insopportabile per cui invitiamo i Sindaci del Comprensorio a fare squadra, a ribellarsi e, se necessario, a ritornare sulle barricate insieme alle popolazioni locali». 

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