Trebisacce: un'estate mordi e fuggi


Un’estate intensa, da tutto esaurito, ma maledettamente breve! Questo ha detto ancora una volta la stagione estiva ormai conclusa e archiviata. Nonostante il tempo continui a essere bello ed il mare ad esercitare il suo fascino, le spiagge ancora assolate sono malinconicamente vuote e nella cittadina jonica la stessa Bandiera Blu, che ha svolto egregiamente il suo compito attrattivo, rimane malinconicamente ripiegata su se stessa.

Della folla di turisti di cui quest’anno hanno fatto il pieno tutte le località costiere dell’Alto Jonio non c’è più ombra e la bella favola della destagionalizzazione dell’offerta turistica, che tutti raccontano e a favore della quale tutti dicono di volersi impegnare, resta un miraggio per gli operatori turistici e per gli amministratori locali. L’estate da queste parti si conferma dunque come una bolla di sapone: parte da una molecola di liquido, si dilata, si tinge di colori, si ingrossa e poi, all’improvviso, si smaterializza e si disperde nell’aria lasciando il bimbo con gli occhi e le mani vuote. Anzi, da queste parti il flusso turistico tende addirittura a concentrarsi solo in 20/30 giorni del mese di agosto e così, come un cane che si morde la coda, non si programma e non si investe per dilatare i tempi dell’offerta turistica e diventa sempre più difficile competere con altre realtà più e meglio attrezzate, come la Romagna, la Liguria, il Veneto, la Toscana, ma anche il Gargano ed il Salento. Eppure, salvo qualche isolata giornata grigia, la temperatura continua ad essere mite e il sole a splendere nel cielo. Gli stessi alberghi, i villaggi turistici, gli stabilimenti balneari che quest’estate hanno esposto il “tutto esaurito” sono malinconicamente vuoti e silenti. E questo perché non c’è la capacità di proporre un’offerta turistica alternativa, come fanno in altre località d’Italia dove, finito il turno delle famiglie giovani e di provenienza nazionale, inizia quello degli anziani e del turismo straniero che preferisce la bassa stagione sia perché i prezzi sono più contenuti, sia perché c’è meno confusione e disordine e la vacanza diventa più tranquilla e rilassante. In questo modo non si fa altro che sotto-utilizzare le enormi risorse naturali di cui disponiamo in danno di un’economia sempre più fragile che langue e fa cresceere la povertà mentre potrebbe trovare slancio puntando su un turismo destagionalizzato e non sul solito turismo “mordi e fuggi”.
 Pino La Rocca 

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